Riflessioni per un nuovo centrosinistra

Documento elaborato e illustrato da Tommaso Sasso all’assemblea nazionale del 28 gennaio. Rappresenterà un punto di partenza per il nostro confronto.

Lo scorso 4 dicembre il Paese ha lanciato un netto segnale che deve essere interpretato e raccolto. Milioni di cittadini italiani non hanno soltanto bocciato il tentativo di distorcere l’assetto istituzionale del Paese. Non si sono limitati a esprimere un duro giudizio sulla classe dirigente che per quel progetto di riforma si è spesa in ogni dove. In tutta evidenza hanno allo stesso tempo, più o meno consapevolmente, radicalmente contestato il modello di sviluppo e di civiltà verso cui sono scivolate le democrazie occidentali. Si tratta di un modello frutto del divorzio non consensuale tra capitalismo e democrazia, che si è retto e si regge sulla crescita esponenziale della forbice delle diseguaglianze. Non a caso, è nelle diseguaglianze che va individuata la genesi della crisi che attraversiamo, non affrontata adeguatamente, quando non addirittura aggravata, dall’azione dei governi.

I processi di drastico impoverimento ed emarginazione del ceto medio danno i loro frutti su ambedue le sponde dell’Atlantico, dove crescono le destre e i populismi, aumenta la disaffezione e il distacco di ampie fasce popolari dalla vita pubblica. Sono tendenze che affondano le loro radici negli esiti della logica stessa del capitalismo finanziario: la progressiva compressione del pluralismo nei vari ambiti della vita sociale – cultura, morale, diritto, politica – vede infatti l’ordine economico modellare le altre sfere, creando un blocco solo apparentemente più compatto. In realtà, l’esaurirsi di alternative interne al sistema da una parte scoraggia la partecipazione e dall’altra apre la strada a contestazioni non mediate, distruttive dell’ordine dato.

 

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